Dimora nel momento presente!

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Dimora nel momento presente!

Tratto da:

Thich Nhat Hanh IL BUDDHA VIVENTE IL CRISTO VIVENTE

NERI POZZA EDIZIONE TITOLO ORIGINALE LIVING BUDDHA, LIVING CRISTO TRADUZIONE DI FRANCESCO BRUNELLI

Inspirando, calmo il corpo. Espirando, sorrido. Dimorando nel momento presente, So che questo è un
momento meraviglioso.

“Inspirando, calmo il corpo”. È come bere un bicchiere d’acqua fresca. Sentite la frescura che vi
pervade il corpo Quando inspiro e recito questo verso, faccio veramente esperienza del mio respiro
che rasserena il mio corpo e la mia mente. Nella meditazione buddista, la mente e il corpo diventano
una sola cosa.

“Espirando, sorrido”. Un sorriso può rilassare centinaia di muscoli facciali e rendervi padroni di
voi stessi. Quando osservate un’immagine del Buddha, lo vedrete sempre sorridente. Quando sorridete
con consapevolezza, vi rendete conto della meraviglia di un sorriso.

“Dimorando nel momento presente”. Recitiamo questo verso quando inspiriamo nuovamente e non pensiamo
a nient’altro. Sappiamo esattamente dove siamo. Di solito diciamo: “Aspetterò fino alla fine della
scuola e al conseguimento della laurea, e allora vivrò veramente”. Ma quando abbiamo ottenuto il
diploma, diciamo: “Per vivere veramente la vita, devo aspettare fino a quando avrò un lavoro”. Dopo
il lavoro, ci serve un auto e dopo l’auto una casa. Non riusciamo ad essere vivi nel momento
presente. Differiamo sempre la vita al futuro, non sappiamo esattamente quando. Ci può capitare di
non essere mai veramente vivi per tutta la nostra vita.

La tecnica, sempre che di una tecnica si debba parlare, è quella di essere nel momento presente, di
essere consapevoli di essere qui e ora, che l’unico momento da vivere è il presente. Quando
espiriamo, diciamo: “So che questo è un momento meraviglioso”. Essere veramente qui e ora e godere
del momento presente, ecco il nostro compito più importante.

Possiamo anche abbreviare i versi in sei parole. Quando inspiriamo, diciamo a noi stessi:

“Calmarsi”, e quando espiriamo: “Sorridere”. Quando inspiriamo nuovamente, diciamo: “Momento
presente”, e quando espiriamo: “Momento meraviglioso”. Praticare questo metodo ci può aiutare ad
attingere immediatamente la pace. Non dobbiamo aspettare la presenza di altre condizioni.

Ecco un altro esercizio che ci aiuta ad attingere la pace e la serenità:

Inspirando, sono consapevole del mio cuore. Espirando, sorrido al mio cuore. Faccio voto di
mangiare, bere e agire in modi che in me preservino salute e benessere.

Nel momento in cui diveniamo veramente consapevoli del nostro cuore, proviamo immediatamente una
sensazione di conforto e liberazione. Il nostro cuore ha lavorato notte e giorno, pompando migliaia
di litri di sangue per nutrire tutte le cellule del corpo e per conservare la nostra pace, e
sappiamo che, se il cuore cessa di battere, moriamo. Eppure non ci prendiamo gran cura del nostro
cuore. Mangiamo, beviamo e agiamo in modi che sono causa di tensione e stress.

Quando veniamo a contatto con il nostro cuore grazie alla consapevolezza, vediamo chiaramente che un
cuore in buone condizioni è un elemento di pace e felicità reali, e facciamo voto di vivere in modo
tale da conservare il nostro cuore in buone condizioni.

– Fare la pace –

Allo stesso modo possiamo praticare con i nostri occhi. I nostri occhi sono meravigliosi, ma di
solito ne diamo per scontata l’esistenza: ogni volta che li apriamo vediamo migliaia di forme e
colori meravigliosi. Chi è privo della vista probabilmente sente che, se potesse recuperarla, si
troverebbe in paradiso, ma noi che abbiamo gli occhi sani raramente ci ritagliamo del tempo per
considerare il fatto che siamo già in paradiso. Se soltanto per un momento ci accostassimo
intimamente ai nostri occhi, proveremmo la pace e la gioia autentiche.

Venendo a contatto con ogni parte del nostro corpo nella consapevolezza, facciamo la pace con il
nostro corpo e possiamo far lo stesso con le nostre sensazioni. Dentro di noi dimorano numerose
sensazioni e idee conflittuali, ed è importante avere una visione profonda e sapere che cosa accade.
Quando in noi ci sono dei conflitti interiori, non passerà molto tempo e ci troveremo in guerra con
gli altri, persino con coloro che amiamo. La violenza, l’odio, la discriminazione e la paura nella
società innaffiano i semi della violenza, dell’odio, della discriminazione e della paura che ci sono
in noi. Se ritorniamo in noi stessi ed entriamo in contatto con le nostre sensazioni vedremo i modi
con i quali alimentiamo i nostri conflitti interiori. Innanzi tutto, la meditazione è uno strumento
per osservare il nostro stesso territorio in modo tale da poter sapere ciò che accade. Con la forza
della consapevolezza, possiamo placare le cose, capirle e ridare armonia agli elementi conflittuali
nel nostro intimo. Se riusciamo ad apprendere le vie per attingere la pace, la gioia e la felicità
che sono già presenti, diverremo sani e forti, e saremo per gli altri una risorsa.

– Sono qui per te –

Il dono più prezioso che possiamo offrire agli altri è la nostra presenza. Quando la nostra
consapevolezza abbraccia coloro che amiamo, costoro sbocceranno come fiori. Se amate una persona, ma
vi rendete raramente disponibili a lei, non si tratta di vero amore. Quando la vostra amata soffre,
dovete riconoscerne la sofferenza, l’ansia e le preoccupazioni, e questo è già sufficiente a offrire
un certo conforto. La consapevolezza dà sollievo al dolore perché è traboccante di comprensione e
compassione. Quando siete veramente presenti, mostrando amorevolezza e comprensione, l’energia dello
Spirito Santo è in voi. Ecco perché dissi al sacerdote di Firenze che la consapevolezza è del tutto
simile allo Spirito Santo. Entrambi ci aiutano a entrare in contatto con la dimensione ultima della
realtà. La consapevolezza ci aiuta a raggiungere il nirvana e lo Spirito Santo ci offre una porta
verso la Trinità.

– La luce che rivela –

Quando Giovanni Battista aiutò Gesù a entrare in comunione con lo Spirito Santo, il Cielo si aprì e
lo Spirito Santo scese come una colomba e penetrò nella persona di Gesù. Egli si recò nel deserto e
per quaranta giorni si esercitò a rafforzare lo Spirito dentro di Sé. Quando in noi germoglia la
consapevolezza, dobbiamo continuare a praticarla se vogliamo consolidarla.

Ascoltando veramente il canto di un uccello, o osservando veramente un cielo azzurro, tocchiamo il
seme dello Spirito Santo dentro di noi. Per i bambini non è molto difficile riconoscere la presenza
dello Spirito Santo. Gesù diceva che per entrare nel regno di Dio dobbiamo farci fanciulli. Quando
l’energia dello Spinto Santo è in noi, siamo veramente vivi, siamo capaci di comprendere l’altrui
sofferenza e motivati dal desiderio di contribuire a trasformare la situazione. Quando l’energia
dello Spirito Santo è presente, sono presenti il Padre e il Figlio. Ecco perché dissi al sacerdote
che entrare in contatto con lo Spirito Santo sembra essere la via più sicura per accostarsi alla
Trinità.

Discutere di Dio non è il migliore uso che possiamo fare della nostra energia. Se entriamo in
contatto con lo Spirito Santo, ci accostiamo a Dio – non quale concetto, bensì quale realtà vivente.
Nel buddhismo non parliamo mai del nirvana, perché nirvana significa estinzione completa di nozioni,
concetti, discorsi. La nostra pratica consiste nell’attingere la consapevolezza in noi stessi,
sedendo in meditazione, camminando in meditazione, mangiando consapevolmente e così via. Osserviamo
e apprendiamo a occuparci del corpo, del respiro, delle sensazioni, degli stati mentali e della
coscienza. Vivendo nella consapevolezza, diffondendo la luce della nostra consapevolezza su tutto
ciò che compiamo, entriamo in contatto con il Buddha e la nostra consapevolezza cresce.

– La nostra vera casa –

La parola “Buddha” deriva dalla radice buddh, che significa “svegliarsi”. Un Buddha è qualcuno che è
sveglio. Quando noi buddhisti ci salutiamo l’un l’altro, congiungiamo le palme a forma di fiore di
loto, inspiriamo ed espiriamo consapevolmente, ci inchiniamo e in silenzio diciamo: “Un loto per te,
un futuro Buddha”. Questo genere di saluto produce due Buddha allo stesso tempo. Riconosciamo i semi
del risveglio, la buddhità, che sono dentro l’altra persona, quali che siano la sua condizione, o la
sua età. E pratichiamo la respirazione cosciente per toccare il seme della buddhità dentro di noi. A
volte riusciamo a entrare in contatto con lo Spirito Santo, o la buddhità quando siamo soli, ma è
più facile praticare in una comunità. Quella notte a Firenze tenni una conferenza nella chiesa di
quel prete e vennero oltre mille persone. C’era un senso genuino della comprensione reciproca e
della comunità.

Di lì a qualche mese, dopo essere intervenuto a un ritiro a Plum Village, la comunità di pratica
(Sangha) in cui vivo in Francia, un sacerdote cattolico nordamericano mi domandò:

“Thay, colgo il valore della pratica della consapevolezza. Ne ho assaporato la gioia, la pace e la
felicità. Ho tratto gioia dal suono delle campane, dal camminare, dalla meditazione all’ora del tè e
dai pasti in silenzio. Ma come posso continuare in questa pratica quando tornerò alla mia chiesa?”.

Gli risposi: “C’è una campana nella tua chiesa?”

Egli replicò: “Sì”

“Suoni la campana?”

“Sì”

“Allora vedi di usare la tua campana come una campana di consapevolezza, rievocando la tua vera
casa”.

Quando ero un giovane monaco in Vietnam, ogni tempio di villaggio possedeva una grande campana
simile a quelle delle chiese cristiane in Europa e in America. Ogni volta che la campana veniva
invitata a suonare, tutti gli abitanti dei villaggi interrompevano l’opera cui erano intenti e
sostavano per qualche momento a inspirare ed espirare consapevolmente. A Plum Village, ogni volta
che sentiamo la campana, ci comportiamo in modo analogo. Torniamo in noi stessi e traiamo gioia
dalla nostra respirazione. Inspirando diciamo in silenzio: “Ascolta, ascolta”, ed espirando: “Questo
suono meraviglioso mi riporta nella mia vera casa”.

La nostra vera casa è nel momento presente. Miracolo non è camminare sull’acqua, miracolo è
camminare sulla verde terra nel momento presente. La pace è tutt’intorno a noi – nel mondo e nella
natura – e dentro di noi – nei nostri corpi e nei nostri spiriti. Quando abbiamo appreso ad
attingere questa pace, saremo guariti e trasformati. Non è una questione di fede, è una questione di
pratica. Basta semplicemente condurre il nostro corpo e la nostra mente nel momento presente, ed
entreremo in contatto con quanto c’è di corroborante, salutare e portentoso.

Domandai al prete: “Nella tua chiesa, consumi qualche volta il pasto insieme ad altri? Prendi il tè
con i pasticcini?”.

“Sì”.

“Vedi di farlo nella consapevolezza. Se così agirai, non ci sarà più alcun problema. Quando la
consapevolezza è in te, lo Spirito Santo è in te, e i tuoi amici lo osserveranno non tanto da quel
che dici quanto da tutto il tuo essere”.

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