Educazione emotiva: perche’ e’ importante

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Educazione emotiva: perche’ e’ importante

Se i genitori ci hanno fatto credere che le nostre emozioni non erano importanti, difficilmente da
adulti riusciremo a esprimere ciò che desideriamo e di cui abbiamo bisogno. Ciò ostacola una
relazione felice e sana.

Esprimete sempre quello che provate e di cui avete bisogno? Prendete prima di tutto in
considerazione i vostri sentimenti? Se è così, congratulazioni! Siete responsabili ed emotivamente
maturi. Grazie a queste qualità, si hanno legami equilibrati e sani. Ciò sembra impossibile,
tuttavia, per coloro i quali non hanno ricevuto un’adeguata educazione emotiva.

Molte persone sono abituate a reprimere le proprie emozioni, come qualcuno che ingoia un sasso dopo
l’altro. Non fanno notare quello che le ferisce per paura delle conseguenze. Nascondono ciò di cui
hanno bisogno in ogni momento perché si sono abituati a non rivendicare o segnalare i propri
desideri.

Una simile condotta psicoemotiva è strettamente legata all’educazione ricevuta. Il trattamento dei
genitori determina il modo in cui i figli si relazioneranno con le loro emozioni in età adulta.

Chiederemo ciò che ci è stato concesso chiedere, rivendicheremo ciò che ci è stato insegnato che
possiamo rivendicare. Quanto insegnatoci dai nostri genitori in materia psico-emotiva modulerà il
nostro comportamento.

La scarsa gestione emotiva in età adulta si deve in buona parte all’educazione ricevuta.

Educazione emotiva e impatto sulla maturità

Spetta ai genitori far capire ai bambini che il loro stato d’animo è importante e che devono
imparare a gestirlo. I genitori abili e rispettosi sanno che devono guidare i loro figli nel
riconoscere adeguatamente le emozioni provate. Ciò permetterà di essere più in sintonia con se
stessi e sviluppare un’adeguata intelligenza emotiva.

L’accumulo di sensazioni che si scatena sotto forma di capricci, per esempio, è paralizzante per il
bambino. Se l’adulto li risolve con urla e punizioni, il bambino imparerà a reprimere la rabbia, la
frustrazione e il disagio.

Allo stesso modo, se i genitori lodano i suoi sforzi quando si dedica a un compito per lui
complesso, probabilmente il bambino imparerà a tollerare meglio la frustrazione.

La reazione dei genitori guida anche a comunicare meglio le esperienze interiori agli altri: “Mi
sento triste”, “Sono arrabbiato perch酔, “Ho paura di…”, ecc. È importante invitare il bambino a
parlare di quello che lo fa stare male, invece di reprimerlo o incanalarlo nella rabbia.

Genitori negligenti e famiglie disfunzionali sono alla base di molte difficoltà a livello
relazionale. Per esempio, non essere in grado di instaurare legami felici con gli altri in età
adulta.

Crescere in ambienti invalidanti spesso impedisce di amare se stessi e gli altri

Una sana educazione emotiva durante l’infanzia è un potente strumento per imparare a instaurare
relazioni sicure. Potrebbe rappresentare, di fatto, la pietra angolare del proprio benessere
psicologico.

Ricevere ogni giorno dimostrazione che merita di essere amato e che le sue emozioni sono importanti
agisce come il miglior nutriente per il bambino.

Uno studio dell’Università di Palo Alto rivela che la validazione emozionale è un elemento
essenziale anche in ogni scenario psicoterapeutico. Grazie a essa, lo psicologo aiuta il paziente a
dare credibilità a quello che prova e che pensa.

La persona che chiede aiuto non capisce o ignora le sue emozioni, che invece richiedono presenza,
attenzione e comprensione. Crescere in ambienti invalidanti, in famiglie che insegnano a mettere a
tacere i bisogni e a dare priorità a quelli dei genitori, è traumatico.

Priva della sicurezza e del necessario sostegno degli adulti. Ciò porta a sviluppare una fragile
identità e autostima, scarsa regolazione emotiva e difficoltà ad amarsi e amare in modo sano.

La mancanza di educazione emotiva influisce sulla comunicazione

Se da bambino è stato insegnato che piangere, lamentarsi o protestare fosse per i deboli, è
probabile che in età adulta non si manifesteranno i propri bisogni.

Non si chiederà nulla e si sceglierà di risolvere da sé i problemi. Non ci si lamenterà e si agirà
come se niente riguardasse in prima persona. Allo stesso modo, non si prenderanno in considerazione
le proprie esigenze, che verranno tenute sotto chiave per dare priorità a quelle degli altri.

Quando a un bambino viene detto più volte che le sue emozioni sono sbagliate, si sentirà in difetto
come persona. Da quel momento, smetterà di fidarsi degli altri e sarà incapace di regolare le sue
emozioni. Ansia, stress, rabbia repressa, bassa autostima, scarsa comunicazione emotiva sono le
conseguenze più comuni.

La mancanza di empatia da parte dei genitori è come un virus. La dignità si indebolisce, le difese
dell’autostima si abbassano e aumenta il rischio di disturbo mentale come depressione o disturbo
borderline di personalità.

L’empatia non ha lo scopo di risolvere i problemi dei figli né di cambiare la loro esperienza
emotiva. Consiste nel guidare il bambino a riconoscere le sue emozioni e a regolarle.

Come validare se stessi?

Chi più e chi di meno risente in età adulta degli errori commessi dai genitori. Una zavorra dal
maggiore o minore impatto che a volte può persino rendere difficile instaurare legami felici. Cosa
fare se non si è ricevuta un’adeguata educazione emotiva da bambini?

Come sottolinea Boris Cyrulnik nel suo libro I brutti anatroccoli(2001), un’infanzia felice non
determina una vita intera. Possiamo cambiare, curare ferite, raddrizzare ciò che è storto e
riscrivere molte delle narrazioni mentali trasmesse in noi.

Lo sviluppo di una buona intelligenza emotiva è una priorità. Ciò significa entrare in contatto con
le proprie emozioni, dar essa presenza, nominarle e imparare a regolarle.

Saper comunicare, esprimere il proprio stato d’animo, smettere di reprimerlo e acquisire adeguate
abilità sociali può essere fondamentale in tutti i casi. La terapia psicologica è quel potente
strumento in grado di guarire e potenziare in queste dimensioni.

Non esitiamo a chiedere aiuto, validare noi stessi è la lega che ci permetterà di connetterci meglio
con la vita.

Bibliografia

Kuo, J.R., Fitzpatrick, S., Ip, J. et al. The who and what of validation: an experimental
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Emotional Reactivity. Journal of Social and Clinical Psychology. 30. 163-183.
10.1521/jscp.2011.30.2.163.

www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyt.2019.00698/full

bpded.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40479-022-00185-x

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