Tradizioni orali: come facevano gli antichi a tramandare tutto a memoria?

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Tradizioni orali: come facevano gli antichi a tramandare tutto a memoria?

Gli antichi tramandavano a memoria testi da 28mila versi come Iliade e Odissea. Il trucco? Non li
imparavano parola per parola, ma come un canto, grazie alla metrica.

31 marzo 2025 – Focus.it

Nel corso dei secoli, poeti itineranti, menestrelli, rapsodi e cantastorie, in tutti i continenti,
si sono specializzati nel conoscere e recitare lunghe storie, come l’Iliade e l’Odissea che
servivano non solo per intrattenere, ma anche per tramandare gran parte del patrimonio culturale di
una civiltà, in un’epoca in cui le popolazioni erano poco alfabetizzate.

La loro memoria era più efficiente della nostra? Sicuramente sì: la mancanza di supporti, analogici
e digitali li portava a usare il cervello in maniera più efficace.

MOSTRI SACRI. Il caso più illustre e studiato è quello della poesia omerica. Quando furono messi per
iscritto, verso il VII secolo a.C., Iliade e Odissea, i due poemi epici greci fondamentali avevano
alle spalle secoli di tradizioni orali.

TRUCCHETTI. I cantori che li diffusero ricordavano le vicende più lunghe usando trucchetti mnemonici
e improvvisando. Se anche la trama era la stessa, le performance non erano mai una uguale all’altra,
perché la narrazione era arricchita da epiteti, frasi fatte (per esempio l’alba è sempre “dalle dita
di rosa”, Era “tessitrice di inganni”) e interi blocchi di versi usati come “ponti narrativi”.

IN RIMA. Ma erano il ritmo accentato dei versi (accompagnati dalla musica) e l’uso della rima i
principali aiuti alla memoria: perciò i poemi erano in poesia e non in prosa.

da focus.it

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